Solo 5 ore


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Attrezzatura specifica, esche velocissime e qualche trucco per riuscire anche in poco tempo a catturare qualche bel pesce

 

Questa volta parleremo di sessioni lampo per tutti quelli come me che non hanno abbastanza tempo libero da dedicare alla propria passione a causa del troppo lavoro o perchè per doveri familiari la nostra presenza a casa diventa indispensabile.

Quando la voglia d’immergere le lenze è irrefrenabile, l’unica soluzione per noi carpisti sono le pescate veloci.

Detto questo, cerchiamo di approfondire quei pochi punti fondamentali che dovremo seguire alla lettera per la buona riuscita della nostra breve sessione:

scelta del settore

quale attrezzatura scegliere

pasturazione ad azione veloce e di precisione

mimetismo e comportamento sulla sponda

 

 

La scelta del settore

 

Con le giornate calde che ormai ci accompagnano occorre conoscere come i pesci si comportano durante le stagioni per riuscire ad avere qualche possibilità in più nell’intento di raggiungere il nostro obiettivo, catturare almeno un pesce. Le carpe in questo periodo cercano zone ben ossigenate probabilmente vicino allo sbocco di fiumi e canali o lungo rive ombreggiate dagli alberi dove trovano riparo dai caldissimi raggi di sole. Infine non dimentichiamoci che in questo periodo le acque correnti sono sempre più generose in catture rispetto alle acque ferme poichè l’acqua non raggiunge mai temperature così elevate da fermare le carpe anche nelle ore più calde della giornata.

Rechiamoci sulle sponde e cerchiamo di non fermarci nei soliti spot frequentati da tutti e ormai bruciati a causa degli svariati chilogrammi di esche gettate il più delle volte senza senso. Non facciamoci spaventare dalla folta vegetazione e cerchiamo di non essere pigri quando per raggiungere la postazione occorre fare un piccolo tragitto a piedi, un pò di moto fa sempre bene. Talvolta dietro una serie di selvaggi cespugli o di tortuosi sentieri si nascondono gli spot migliori dove le carpe si sentono davvero protette e non hanno mai visto un rig. Osserviamo dove presenti ostacoli semi sommersi, giri d‘acqua e sponde ripide quasi a formare una tettoia sull’acqua e scattiamo anche qualche foto che ci permetterà più tardi di ricordare l’hot spot trovato.

 

 

Quale attrezzatura scegliere

 

Una volta trovato il posto giusto magari poco frequentato o addirittura vergine, non ci resta che scegliere l’attrezzatura specifica che ci permetta di raggiungerlo senza dover fare una grande fatica. Sceglieremo una tipologia di canne composte da più sezioni fino e dalla lunghezza compresa tra i 3 m e i 3,60 m oppure opteremo per delle buone telescopiche. La comodità delle canne in più sezioni è che smontate e riposte nei loro tubi in cordura occupano davvero pochissimo spazio (da 60-70 centimetri) senza rinunciare ad una buona azione parabolico-progressiva. Possiamo utilizzare anche canne da barca da 10 piedi poichè grazie alla loro dimensione ridotta si prestano bene al nostro scopo. I mulinelli devono avere una grande forza nel recupero per non permettere alle nostre prede di rifugiarsi nel primo ostacolo disponibile. La bobina sarà riempita con un buon nylon dello 0,35 – 0,40mm di diametro e obbligatorio l’uso di uno spezzone di shock leader sempre in nylon dello 0,60mm, di lunghezza pari al doppio della canna. Porteremo con noi anche una piccola borsa tipo quella che utilizziamo per il nostro computer portatile ma con alcune sostanziali differenze. come quello di avere un tavolino integrato e piccoli e medi scomparti dove potremo alloggiare comodamente la minuteria essenziale. A corredo porteremo con noi un guadino con il manico in due sezioni che infileremo in una comoda sacca insieme alla rete, due picchetti,un treppiede per alloggiarvi una macchina fotografica e per finire l’indispensabile materassino a piscina che ci agevolerà nel momento della foto oltre a esserne contenta anche la nostra amata carpa.

 

Pasturazione ad azione veloce e di precisione

 

Quando non possiamo permetterci come nel nostro caso di pasturare uno spot sistematicamente e per più giorni dobbiamo sfruttare il poco tempo a nostra disposizione per creare vicino ai nostri rig una zona attrattiva a 360°. Per fare questo utilizzeremo gli stick che si costruiscono per mezzo di una rete stretta avvolta su di un tubo in plastica nel quale inseriremo sfarinati di vario tipo,boiles spezzettate,granaglie,pellet e tutto quello che la nostra fantasia ci suggerirà. Cercheremo di prepararne una decina, anche se per una sessione lampo(dalle cinque alle sei ore) ne porteremo con noi solamente tre o quattro, i rimanenti potremo tranquillamente congelarli per una pescata futura. Consiglio di utilizzare come base dello stick-mix lo stesso impiegato per le boiles e tagliarlo con farina di cocco e robin red. In accoppiata agli stick prepareremo sempre a casa alcuni piccoli stringer con quattro o cinque boiles che verranno legati direttamente sull’amo o attorno allo stick stesso.La parte rimanente del composto possiamo utilizzarlo anche per creare delle palle di pastura che inseriremo in sacchetti di pva da legare successivamente all’amo. Una volta collegato lo stick e lo stringer sul terminale lanceremo la nostra insidia che verrà recuperata solo una volta a metà sessione.Raggiunto il fondo la retina si scioglierà lentamente rilasciando tante particelle attrattive intorno al nostro innesco. Riguardo le boiles da impiegare, prima ho citato due ingredienti: la farina di cocco e il robin red che inseriremo anche nel nostro mix. A fine cottura esclusivamente fatta a vapore passiamo le nostre palline ancora calde all’interno di un recipiente dove precedentemente avremo inserito qualche cucchiaio di cacao in polvere o lo stesso robin red. Una volta asciutte noteremo sulle nostre esche una crosticina che in acqua sciogliendosi darà vita a una nuvoletta davvero attrattiva.

Mimetismo e comportamento sulla sponda

 

Concludendo il nostro percorso non possiamo non parlare di un ultimo aspetto che da qualcuno potrà essere considerato meno importante e che invece è da ritenersi alla pari degli argomenti citati prima. Se adesso conosciamo un posticino davvero riservato dove siamo gli unici tranne le carpe a conoscerlo, cerchiamo nel limite del possibile di arrivarci con discrezione facendo meno rumore possibile e vestendoci con colori che s’integrano con la vegetazione circostante. Con questo non voglio dire che ogni volta che andremo a pesca dobbiamo vestirci da rambo ma evitiamo colori accesi poichè potremo una volta arrivati sullo spot avere la fortuna di osservare le carpe proprio lì, vicino alla sponda, sotto qualche cespuglio che protende in acqua e il mimetismo è d’obbligo. Dopo aver montato le canne e collegati i terminali con i rispettivi inneschi procederemo nel lanciare proprio sotto i nostri piedi con un movimento accompagnato per non produrre più rumore del necessario. Lasceremo le esche in pesca per tutte le cinque o sei ore, al limite recupereremo a metà sessione per rinnovare le esche e gli stick. A questo punto siamo quasi alla fine dell‘opera non ci resta che sederci aspettando che la nostra attenzione venga catturata dal flettersi deciso di una delle due canne.

Autore Donato Corrente –www.carpmagazine.it

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Informazioni su Donato Corrente

Il 1° Magazine del CarpFishing fondato e sviluppato da Donato Corrente, maratoneta, Istruttore di Triathlon, free angler, blogger ed articolista su Carp&Cat

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