Un regalo inaspettato

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Finalmente l’estate! È agosto ed inizio a pianificare le prossime ferie settembrine… ovviamente a pesca e insieme alla mia ragazza optiamo per il lago di Scandarello. I giorni scorrono velocemente tra gli ultimi appuntamenti di lavoro e i preparativi per la sessione, fino ad arrivare al tragico 24 agosto che sconvolge il centro Italia ed in particolare la bella Amatrice, situata a pochi km dalla nostra meta. Sono giorni difficili e pieni di paura considerata la portata dell’evento sismico.  Appena ci riprendiamo dallo spavento decidiamo di cambiare meta  e di sfidare uno specchio d’acqua a noi ancora sconosciuto: il lago del Turano situato in provincia di Rieti.

Cerco di raccogliere quante più informazioni possibili da altri carpisti per provare a capire quali fossero le zone migliori, purtroppo però erano troppo vaghe e non sufficienti per organizzare una sessione. Decido quindi di studiare al meglio la mappa del bacino per cercare possibili zone di passaggio e l’unica che mi facesse ben sperare era la postazione sotto la chiesa di San Rocco; questo perché in quel punto il lago ho un restringimento delle sponde che, pensavo, avrebbe facilitato l’intercettazione delle mie amiche carpe.

A circa due settimane dalla partenza mi reco presso il laboratorio True Eat dove mi aspettavano il titolare Andrea Panichi ed Andrea Ciarpelli per consegnarmi le due tipologie di esche prodotte pochi giorni prima per la mia sessione: KPL e ALL FISH.

Tutto pronto, finalmente si parte. Alle 9 del mattino siamo sul posto: giornata stupenda, sole, assenza di vento e postazione perfetta carichissimi iniziamo a preparare il campo base. Il tempo per un boccone e siamo già in acqua per calare le canne cercando di differenziarle per zone e profondità, cercando di captare i movimenti delle carpe.

Le prime due notti passano più o meno tranquille tra cinghiali e cavedani ma delle nostre prede neanche l’ombra. Al terzo giorno decido quindi di cambiare zona di pesca e tipologia di pasturazione per fronteggiare il pesce di disturbo. Mentre studio il fondale con l’ecoscandaglio a ridosso di una parete rocciosa noto un rudere sommerso a 4.5 m di profondità. Il mio istinto mi suggeriva che poteva essere un ottimo spot. Innesco una doppia All Fish da 24mm e la posiziono davanti al rudere. Scende la notte, l’umidità altissima e le temperature non proprio gradevoli che insieme alle continue visite dei cavedani non mi facevano di certo ben sperare. Verso mezzanotte la mia centralina inizia ad emettere diversi bip a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro.

Credendo fosse l’ennesimo cavedano usciamo dalla tenda scoraggiati e quasi scazzati (soprattutto la mia ragazza perché dormiva!!) e andiamo a ferrare quella canna. Inizio a recuperare ma non riesco a capire cosa c’è attaccato all’amo perché non sento tirare ma c’è un grande peso; ad una cinquantina di metri da riva vedo la lenza spostarsi verso destra e a quel punto capisco che si tratta di una carpa.

La mia ragazza si prepara a guadinare quando vediamo affiorare il pesce in superficie e l’emozione e l’adrenalina sono alle stelle. Metro dopo metro finalmente il pesce entra nel guadino e ci scambiamo un’occhiata complice e felice per la bella cattura che stimo sia intorno ai 15 kg. Il regalo inaspettato è stato quando tiro fuori il guadino dall’acqua per portare il pesce nella culla perché era molto più pesante di quanto immaginassi. Slamato il pesce lo metto nella sacca di pesatura e quando alzo la bilancia, il display segna 23.5 kg non riuscivo a parlare e ancora non mi sembravano vere quelle cifre. Dopo averlo pesato, rimetto il pesce in sacca legato al gommone in attesa che facesse giorno per le foto di rito. 

Comunico subito al team della splendida cattura e chiamo il mio amico Mario che appena sentita la notizia si è tolto il pigiama ed è salito in macchina per raggiungerci e alle 4:30 era già li! L’adrenalina era talmente che ovviamente l’abbiamo aspettato svegli con un bel caffè caldo per ingannare l’attesa mentre faceva giorno. Alle prime luci dell’alba ho mostrato gongolante e ancora incredulo la mia bella reginona al mio amico Mario che quando l’ha vista ha sgarrato gli occhi, spiegandomi poi che conosceva di fama quella carpa, molto famosa nel lago per la sua taglia, tanto da avere anche un nome “Becco” per via della particolare conformazione della sua bocca.

Scattate le foto di rito abbiamo rilasciato il pesce con i dovuti accorgimenti.

La sessione è giunta al termine con questo bellissimo ricordo che rimarrà sempre dentro di noi e con la speranza di poterlo tenere di nuovo tra le braccia.  

Fabiano Picciotti  per TRUEeat –www.carpmagazine.it



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