Lago di Nemi le carpe della Dea Iside e Diana

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Storia del Lago di Nemi

IMG_2588Sin tempi antichi il lago di Nemi era considerato uno dei luoghi preferiti dei Romani che venivano in vacanza sulle rive del lago per godersi la natura e il clima eccellente. Nelle vicinanze del lago si trovava anche il popolare luogo di culto dedicato alla dea Diana. Nemi infatti prende il nome da Nemus Dianae, il bosco sacro dedicato alla dea.

Sempre in epoca romana venne realizzato l’emissario del lago di Nemi che attualmente costituisce un sito archeologico di grande interesse nazionale. L’emissario è databile al VI secolo AC e negli ultimi anni, grazie al lavoro di speleologi esperti, è stato restaurato e aperto al pubblico. L’effluente è costituito da un percorso sotterraneo di circa 1600 metri, che può essere visitato lungo un sentiero davvero impressionante.

La leggenda delle Navi di Nemi

La leggenda delle navi del lago di Nemi narra che, fin dai tempi antichi, nelle profondità del IMG_2651lago di Nemi sarebbero stato affondate, per qualche ragione misteriosa, due navi gigantesche costruite durante l’epoca romana. Piene di sfarzo e forse contenenti dei tesori, si ritiene che le due navi fossero state costruite dall’imperatore Caligola, in onore della dea egizia Iside e della dea Diana. La leggenda continuò a circolare per tutto il Medioevo fino a quando non iniziò a trovare riscontri positivi, grazie alla scoperta occasionale di strani artefatti in fondo al lago, per mano di alcuni pescatori.

Le due navi, lunghe 70 metri di larghezza e più di 25, venivano utilizzate dall’imperatore Caligola come palazzi galleggianti in cui vivere o per simulare battaglie navali. Ma dopo la sua morte, avvenuta nel 41 dC, il Senato romano, per cancellare il ricordo di Caligola distrusse tutte le sue opere, comprese le navi di Nemi che vennero fatte affondare. In seguito a questo episodio iniziarono alcuni opere di recupero, la prima delle quali vide protagonista Leon Battista Alberti.

IMG_2699Con l’aiuto di una zattera e l’intervento di alcuni bagnanti vennero recuperate alcune fistole che hanno permesso una datazione più precisa del periodo di costruzione delle navi. Un secolo dopo, un altro importante lavoro di restauro è stato fatto da Francesco De Marchi che, con l’aiuto di una campana portò in superficie un gran numero di legname. Ma il lavoro non si è fermato qui e, successivamente, cominciò a far riaffiorare pezzi di pavimento di porfido e serpentino, smalti, mosaici, frammenti di colonne metalliche, chiodi, mattoni e tubi di argilla. Il 3 Ottobre 1895 un subacqueo esperto trovò una nave e recuperò una testa di leone in bronzo.

Il recupero della nave reale, avvenuta per volere del governo fascista fu un lavoro mastodontico che richiese quasi 5 anni con il conseguente abbassamento del livello del lago per mezzo di pompe. Ma in seguito al recupero ci fu un grave incendio, la notte del 31 maggio che portò alla distruzione delle due navi e della maggior parte dei manufatti. Si ritiene che l’incendio sia stato opera dei tedeschi.

Alla ricerca dello spot

Nemi è un lago di origine vulcanica e come sappiamo i laghi vulcanici sono caratterizzati da fondali ricchi di vegetazione di diversi tipi, dalle alghe che arrivano in superfice, agli erbai e IMG_2577per finire con i fitti canneti che costeggiano la maggiore parte delle sponde. Chi pesca a Nemi si sarà accorto che la maggiore parte delle carpe catturate sonno di colore scuro, questo è dato dalla profondità e dal tipo di fondale.

IL fondale di Nemi è rappresentato in due modi, il sotto riva è costituito da sabbia basaltica che essendo più pesante dell’acqua si deposita con facilità sul fondo donando cosi la trasparenza all’acqua e facendo in modo che i raggi solari penetrino in profondità, permettendo alla vegetazione di svilupparsi.

Tra le piante e le alghe le carpe possono trovare la maggiore parte di nutrimento che si differenzia per le lumachine e i gamberetti di acqua dolce. Lascandoci gli erbai alle spalle e andando a scandagliare più a largo possiamo trovare un fondale leggermente fangoso intorno ai 8-9 metri dove possiamo trovare delle ottime zone dove intercettare le carpe di passaggio, da lasciare perdere il centro lago che supera i 10-12 metri di profondità ed è caratterizzato da un fondale molto fangoso.

Erbai e alghe

La sponda che rimane sotto al paese di Genzano è caratterizzata da sponde rocciose originate da piccole frane che sono avvenute negli anni indietro. Le sponde sono tutte molto simili, costeggiate da alghe che crescono grazie al basso fondale e alla limpidezza dell’acqua.

Qui, visto che la trasparenza dell’acqua ce lo permette, possiamo cercare dei buchi tra le alghe dove andare a calare il nostro terminale che troveremo senza difficolta anche ad IMG_2573occhio nudo, o ci possiamo avvalere del batiscopio o di occhiali polarizzati. Stiamo sempre attenti alle folaghe o altri uccelli acquatici che sono sempre pronti a rubarci il nostro innesco insieme alla pastura; in questi casi è meglio usare inneschi scuri che non siano troppo visibili alla loro vista.

Queste zone sono ottime da affrontare a inizio primavera, prima del periodo della frega e inizio autunno, da evitare i periodi più caldi come l’estate perché come sappiamo le carpe prediligono le acque più alte o le zone con ombra dove possono trovare refrigerio e ossigeno.

Per pescare oltre i tappeti di alghe, quindi in fondali più profondi, non potremo fare a meno di utilizzare l’ecoscandaglio. Con esso il gioco si fa duro, perché non ci affideremo più alla vista o al batiscopio, ma a un semplice grafico che scorre nello schermo.

Per leggere al meglio il nostro eco dovremo tararlo in modo giusto riguardo la sensibilità: su fondali fino a 5 metri sarà sufficiente una sensibilità dal 30 al 40 per cento, più scendiamo più dovremo aumentare la sensibilità fino ad arrivare oltre i 10 metri con la sensibilità anche al 100 per cento.

Se non conosciamo molto bene l’eco potremo ritrovarci a leggere un banco di alghe come roccia dura e un fondale sabbioso come una giungla. Se non vogliamo sbagliare la cosa migliore è utilizzare la modalità automatica e dopo per sicurezza possiamo rastrellare il fondale con un piombo per capire meglio la consistenza.

Nylon o treccia?

La cosa migliore per affrontare Nemi dato che è un lago ricco di alghe e erbai è la treccia il nylon infatti è sconsigliato meglio lascarlo a casa e usarlo in altre occasioni. Imbobinare un’ottima treccia nel mulinello sarà per noi una garanzia in fase di partenza, visto che qui le carpe una volta allamate tendono ad entrare nei fitti banchi di erbai per cercare riparo e tirarle fuori non sarà uno scherzo visto che tirano come treni e faranno di tutto per cercare di liberarsi.

IMG_2661Un altro accorgimento che possiamo usare sono i back led (tendifilo) specialmente nel periodo estivo, quando il lago è popolato da bagnanti, canoe che passano a pochi metri da riva e come è capitato vanno a intrecciarsi nei fili. Usando i black led risolveremo il problema e ci saranno di aiuto anche in caso di partenza non dovremo recuperare le altre canne per paura di intrecciarsi e portare la carpa a guadino.

Calare dalla barca

In questo lago, se vogliamo pescare è obbligatorio avere la barca con la quale dovremo avere un ottimo fieling in caso si alzasse il vento o in fase di combattimento che avverrà dalla barca o da riva a differenza della zone dove ci troviamo.

Si può calare da soli dalla barca prendendo degli accorgimenti e posizionando il nostro innesco dovremo tenere la canna in una mano e il terminale nell’altra, così da ottenere con il piombo un’oscillazione che lo tenga distante dall’esca.

Una volta che il filo uscirà dalla bobina dovremo tenere la cima della canna il più lontano possibile dal punto dove il piombo ha iniziato la discesa così facendo il terminale non andrà a impigliarsi sul nostro leadcore, la migliore cosa sarà usare fili inguainati o in fluoro carbon, ma in caso di finali morbidi basterà usare un tubicino auto restringente vicino alla girella di 4/5 centimetri.

Se vogliamo lasciare la canna al nostro compagno, che si trova a riva, prendendo l’innesco in mano andiamo fino allo spot e, una volta pronti a calare, con un gesto gli faremo capire di aprire l’archetto.

Piombo a perdere

La cosa migliore è utilizzare dei comuni sassi con grammature anche dai 200-300 grammi, che sicuramente saranno sufficienti per l’auto ferrata. Possiamo usarli in due modi, legati alla clip con un nylon dello 0,16-0,18mm o ritagliando a strisce una camera d’ aria della bicicletta. In questi casi la partenza repentina legata alla forza del pesce farà in modo che il sasso si stacchi dalla clip ed una volta iniziato il combattimento, non avendo pesi che oscillano lungo la lenza, avremo modo di percepire più rapidamente le fughe del pesce.

Le postazioni

Le poste non sono tante, all’incirca una ventina e sono tutte lasciate il più naturali possibili, questo è voluto dal gestore del lago, Carlo Catarci, per far sì che la natura e la bellezza del posto venga compromessa il meno possibile rendendo i giorni che trascorriamo a Nemi in momenti da ricordare.

Nella maggiore parte delle postazioni ci arriviamo solo se trasbordiamo, ma non ci sono problemi perché il gestore del lago, al quale ci dobbiamo rivolgere tutte le volte che vogliamo recarci a pescare, ci aiuterà con il trasbordo con la sua vecchia barca di legno (compagna insostituibile) portandoci a destinazione. Dove è possibile arrivare con l’auto, ci farà da guida e per qualsiasi cosa ci possiamo rivolgere a lui.

Testo e foto di Graziano Paolucci –www.carpmagazine.it



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