Carpe a zig

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image1Innegabile che ormai tutti in un modo o nell’altro abbiano sentito la parola “zig”, chi frequenta o si interessa al circuito garistico ha potuto più volte assisterne ai micidiali effetti … finchè dopo i recenti mondiali svoltisi a Pietrafitta gran parte dei carpisti italiani ha aperto gli occhi e appreso che esisteva un “carpfishing alternativo” . La pesca a zig –rig (o svolazzo) è un modo di praticare carpfishing un po’ insolito e innovativo, infatti si porta le carpe a cibarsi non più sul fondo o sull’ultimo metro d’acqua ma si porta le carpe a mangiare a pelo d’acqua a comunque negli strati d’acqua appena al di sotto della superficie.

Questa tecnica a mio avviso è molto redditizia specialmente quando le nostre amiche carpe girano alte e quindi non ne vogliono sapere di spostarsi sul fondo nemmeno per cibarsi e quindi serve che vengano insidiate nella parte alta della colonna d’acqua. Per questa pesca occorre munirsi di ami di misure molto ridotte (6-8, personalmente a volte uso anche ami del 10) fili di nylon o fluorocarbon galleggianti comunque con un libbraggio molto leggero (10-15 lb) con cui andremo a costruire i nostri finali (lunghezza media 5-6 metri in cave di profondità non elevata), esche di ridotte dimensioni (ATTENZIONE: devono essere galleggianti) di colori diversi anche se i colori principalmente usati sono il giallo e il nero ,io uso anche il rosso e il bianco (spugnette o pop up), inoltre bisogna adottare una pasturazione che stia a galla o comunque che vada sul fondo lentamente in modo tale da lavorare su tutta la colonna d’acqua.

image5Per capire a che altezza si trovano le carpe bisogna solo munirsi di marker (per misurare quanto è profondo il punto in cui si pesca) voglia di cambiare e rifare perché nel caso in cui non vedessimo una partenza a una determinata altezza al fondo, bisogna allungare o diminuire la lunghezza del nostro finale fino quando non abbiamo trovato l’altezza giusta. Inoltre occorre avere costanza nelle spombate perché così si tiene sempre il pesce sopra i nostri inneschi. Usando più canne possiamo scandagliare varie profondità e utilizzare più varianti cromatiche, ma siate consapevoli che spesso non mancheranno delle doppiette e anche di non riuscire a poggiare la canna sul pod che la carpa si è già allamata. Quando notiamo che le partenze cominciano a scarseggiare, rinfreschiamo lo spot con 4-5 spombate.

Per quanto riguarda la pasturazione ognuno si sbizzarrisce a suo modo, chi con granaglie varie e fioccato di mais, chi ci aggiunge anche del latte concentrato, chi ancora inserisce del pellet o delle boiles rotte e chi più ne ha più ne metta, l’importante è che faccia una bella (come la chiamo io) nuvola in acqua e nella colonna sottostante in modo da fa entrare i pesci in frenesia alimentare. Una parte molto delicata della pesca a zig-rig è la fase del combattimento, poiché si usano finali di libbraggi molto ridotti c’è la possibilità che il pesce spacchi portandosi con se metri e metri di nylon infatti io per evitare quest’ultimo fattore pesco sempre con ami “barbless” in modo che nell’eventuale caso che la carpa riesca a rompere il finale, riuscirà a liberarsi facilmente dell’amo e della montatura.

image8Una domanda sorge spontanea, come faccio da solo a guadinare se ho 5-6,a volte anche 10, metri di terminale? Infatti per questo motivo bisognerebbe essere sempre in due, perché almeno uno ha la libertà di muovere il guadino e chi ha la carpa in canna può indietreggiare qualche metro per poter permettere all’amico o al compagno di pesca di guadinare la carpa senza problemi. Anche a volte il lancio per gli stessi motivi sopracitati può essere difficoltoso perciò bisogna fare molta attenzione, bisogna stendere bene il filo, curarsi della presenza di ostacoli aerei in cui il nostro filo potrebbe ingarbugliarsi e dopodiché lanciare e una volta che si ha trovato la distanza e l’altezza giusta, converrebbe clippare il filo sia dello spomb che della canna a zig così almeno si lancia e si pastura sempre nello stesso spot. Infine, ma non per importanza occorre tanta pazienza, voglia di rifare montature e di spombare!!

Autore Gianluca Morelli –www.carpmagazine.it

 



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