Ritorno ad Alviano


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DSC01337Eravamo in mezzo al nulla, in un bacino ignorato da tutti, ma potenzialmente avevamo a disposizione quasi 10 km di fiume inesplorato e selvaggio dove nuotavano dei mostri baffuti da oltre 2 metri, l’adrenalina era a mille.

                                                                                        

Era il lontano 1996 quando uscì su di una nota rivista del settore un mio itinerario sul Lago di Alviano intitolato “Alviano, Oasi di pace”. Mi ricordo molto bene quando scrissi quell’articolo”, ero a casa con l’influenza e dalla finestra della mia camera da letto si intravedeva il grande letto del Tevere che andava pian piano allargandosi formando una grande ansa di acqua quasi ferma ed a tratti stagnante: grandi erano le emozioni e le sensazioni di un giovane ragazzo appassionato di pesca che proprio qui muoveva i primi passi nel Carpfishing. La corrente del biondo fiume nei periodi di piena trasportava grandi tronchi d’albero che giacevano arenati da decenni nel limo della palude ed offrivano riparo alle carpe. Inoltre formavano degli ottimi hot spot dove io andavo costantemente a gettare le mie preziose biglie profumate.

DSC01333A questo luogo, distante una decina di chilometri da casa mia, io sono molto affezionato e scrissi quell’articolo con grande enfasi e passione, descrivendo minuziosamente ogni momento vissuto in riva al fiume. Da lì in poi molte cose sono cambiate, io stesso, appassionato e sempre più ossessionato dalla pesca nei grandi laghi continentali, ho abbandonato il fiume dedicandomi alle acque cristalline dei laghi naturali. Da diverso tempo, però, l’idea di tornare a pescare in quelle acque che mi hanno visto crescere, dove ho esplorato e scoperto dei luoghi incontaminati e selvaggi, mi tornava in mente frequentemente, non solo per le carpe, ma anche e soprattutto per una nuova realtà che si sta diffondendo da qualche anno anche nel centro Italia, ovvero la presenza del Silurus Glanis accertata su tutto il bacino del Tevere. L’idea di confrontarsi con un pesce che nel nostro amato Tevere supera già in alcuni casi i 2 mt di lunghezza non poteva trovarmi indifferente.

Alla ricerca del baffone

E’ per questo che con l’amico Armando decidiamo di pianificare una sessione di pesca avventurosa nel mese di luglio, nel cuore dell’Oasi di Alviano che si trova a valle DSC01357del Lago di Corbara, nella stessa zona sperduta che descrissi nel vecchio articolo raggiungibile solo da natante e riservata a pochi come noi disposti a dividere la piazzola con innumerevoli ed enormi cinghiali non abituati alla presenza dell’uomo. Organizzammo una spedizione pochi giorni prima della sessione di pesca per esplorare per bene la zona e per preparare la nostra futura postazione, ed al nostro arrivo sul fiume mi resi subito conto della notevole differenza di colore dell’acqua rispetto a 15 anni prima. Il deposito di limo sul fondo della palude era ancora più spesso, tanto che più della metà del lago era praticamente emerso e si erano formate in mezzo alla palude diverse isolette con tanto di vegetazione arborea. Perfetto! “Ci accamperemo qui”, dissi ad Armando, e lui con un sorriso tra l’ironico e il compiaciuto mi disse che era ok. La zona era praticamente poco prima della palude, in un tratto di fiume dove la larghezza da sponda a sponda era impressionante, quasi 300 mt.

Proprio in mezzo al fiume ci sono quattro grandi piloni in cemento che dovrebbero essere i resti di un antico mulino ad acqua, ed a monte di questi piloni dei grandi tronchi d’albero. E’ li che andremo a cercare i siluri, attaccando le nostre “break line” sui rami affioranti. Nel lungo viaggio di ritorno con l’imbarcazione, quasi 5 km, riflettendo sulle reali potenzialità del bacino che intendevamo affrontare, ci rendemmo ben presto conto del grande valore che il siluro dà e darà ancora di più in futuro ad ambienti praticamente sconosciuti e dimenticati come questo, ed a tutti quegli ambienti che per le più svariate cause sono diventati oramai poveri di pesce e destinati a scendere nel dimenticatoio. Grazie alla presenza del Glanis nelle nostre acque, molti di questi ambienti si rivaluteranno e torneranno ben presto ad essere frequentati da pescatori sportivi attirati dalla presenza del siluro, sicuramente sarà anche il caso di Alviano.

Carpe o siluri?

DSC00276Arriva finalmente il giorno della sessione, si carica tutto sulla Tracker, questa volta dotata di motore a scoppio da 5cv, e si percorre tutto il letto del fiume a centro lago, che tra l’altro è l’unico passaggio possibile nel lago, in cui la profondità supera i 2-3 mt, traversando velocemente le grandi distese di tronchi d’albero fino ad arrivare nel punto in cui il fiume si allarga e diventa palude. In tutto il tempo che io sono mancato da questi luoghi il biondo fiume aveva continuato a trasportare una grande quantità di sedimento ed aveva ridotto il cosiddetto “lago” in una sorte di pozzanghera marcescente dalla quale fanghiglia usciva un forte odore di zolfo. Il verde blu dell’epoca non esisteva più ed ora un colore grigio-marrone dominava all’orizzonte. Non è certo uno spettacolo della natura, ma nella sua particolarità risulta affascinante vivere per 5 giorni in una sorta di giungla amazzonica con tanto di sciami di enormi zanzare a farci compagnia per tutta la notte.

La sessione di pesca era organizzata così: io avrei pescato a carpe di giorno e siluri di notte, mentre Armando avrebbe tentato la cattura dei Glanis anche nelle ore diurne. Nelle canne destinate alle carpe avremmo pasturato con abbondanti dosi di granaglie miste a pellets e boilies sia intere che spezzettate, questo per attirare il maggior numero di carpe presenti ma non solo. Le granaglie e le pellets, infatti, oltre che attirare le carpe, attirano anche una grande quantità di pesce foraggio che a sua volta attira i siluri. Per questo l’amico Armando avrebbe pescato con due canne innescate con il vivo nei pressi della mia zona di pasturazione.

Inizia la carpa…

APERTURA 1Totalmente immersi nella natura, comincia la sospirata attesa dietro alle canne piazzate, quando, dopo circa mezz’ora, la mia canna di destra parte all’impazzata rompendo il silenzio, e di li a poco entro in contatto con una selvaggia carpa dell’Oasi di Alviano. Mille ricordi mi si gettano nella mente: ho sentito molte volte quelle reazioni, quelle testate, in quel preciso istante penso che quello è il modo di difendersi delle carpe di Alviano. Le mie canne sono fin troppo potenti per questo pesce: torno indietro del tempo di una quindicina d’anni, tante sensazioni ed emozioni insieme mi si fondono nei pensieri. Penso ai miei amici dell’epoca con i quali si organizzavano le battute che forse non pescano nemmeno più, penso a cosa si stanno perdendo, e penso che io sto facendo la cosa giusta. Tutto ad un tratto mi guardo intorno: sono a casa ed una stupenda carpa della palude mi è venuta a dare il benvenuto. Grazie amica mia, grazie ancora.

…poi arriva il siluro

DSC00276Le carpe mangiano bene ed io mi godo appieno questa meraviglia, mentre ArmaKarp prepara gli inneschi per la notte. Di giorno spessoSPALLA SFUMATA conviene fare una pesca di ricerca per il siluro visto che, soprattutto in piena estate, l’attività diurna è molto limitata. Per la pesca dinamica, di giorno,  la cosa migliore è armarsi di clonk, sempre che si sappia usarlo, e di una o due canne innescate a vivo o con dei calamari puzzolenti, ottimi, e cercarlo nei punti con maggiore profondità. Nel cuore della notte il suono di un avvisatore a vibrazione piazzato sulla canna di Armakarp ci sveglia di soprassalto. La break line si è spezzata, Armando molla una ferrata violenta ed il siluro prende subito svariati metri di treccia dal mulinello alternando le fughe con delle testate violente.

Capiamo subito che non si tratta di un piccolo esemplare e preferiamo salire in barca per combatterlo. Dopo circa 30 minuti di duro combattimento issiamo in barca il primo grande siluro di Alviano, lungo oltre 180 cm e con un peso stimato di 40 kg circa. Cavolo se ci sono i siluri, e ce ne sono anche di grossi! La notte spesso rimaniamo svegli a sentire i grandi siluri in caccia. Dei rumori sordi e violenti provengono spesso dalla superficie del fiume, alternati da scodate e schizzi d’acqua, segno tangibile della presenza di numerosi pesci di taglia. In 5 giorni e 4 notti catturiamo circa 10 siluri over metro, tre sopra il metro e mezzo, con una punta massima di 182 cm e 40 kg di peso, il primo della sessione. Le carpe hanno risposto bene alla pasturazione con granaglie e boilies, la taglia media non è molto elevata, si attesta sui 7-8 kg, si tratta al 90% di carpe comuni, ma nel tratto che abbiamo affrontato è possibile catturare anche qualche bella specchi, generalmente più grandi. La carpa più grande della sessione è stata una regina di 14,700 kg. Ottima è stata la strategia di pasturazione a granaglie per i siluri, infatti due dei più grandi hanno abboccato alle canne innescate con il vivo nei pressi del letto di pastura.

I siluri nel Tevere   

L’immissione dei siluri nel bacino del Tevere, e più precisamente nel lago di Corbara, risale a circa 25-30 anni fa: il ceppo dei siluri del Tevere è lo stesso che si trova nelle 10acque del Po, con la sola differenza che quello del Tevere presenta una bocca leggermente più piccola, modificata nel corso delle generazioni, ed adattata ad una predazione più facilitata in quanto il pesce foraggio come carassi, breme ecc, è molto più numeroso sul Tevere rispetto al Po.

Anche i colori sono tendenti spesso al giallo-verde scuro, mentre sul Po e sull’Arno sono leggermente più chiari. Non si hanno ancora notizie di siluri Albini o dello stupendo siluro mandarino. Da recenti studi effettuati sui siluri del Tevere risulta che siamo già alla sesta o settima generazione di nascite, questo vuol dire che l’ambiente è ottimale per la specie che oltretutto ha un tasso di crescita molto elevato e simile a quello rilevato sul fiume Po. Infatti, gli esemplari migliori arrivano a misurare 1, 30 mt e circa 25 kg di peso già al 5°-6° anno di età. La specie è stata immessa da pescatori locali ed è difficile essere precisi su questo dato in quanto non si hanno ancora delle notizie certe sull’immissione dei Glanis. Si sa per certo invece delle dimensioni che questi raggiungono nelle torbide acque del nostro fiume.

Esemplari da oltre 2 mt di lunghezza non sono più molto rari e si catturano con una certa regolarità. I più grandi vengono catturati a monte e a valle del lago di Corbara, anch’esso molto interessante e sicuramente ricco di esemplari ancora più grandi, ma pescarli e localizzarli in acque ferme risulta spesso difficoltoso, quindi si preferisce cercarli nei tratti di fiume più idonei, ricordandosi che il siluro è comunque un pesce che ama la corrente dei fiumi. Gli spot ideali per cercarlo in fiume sono le grandi anse con corrente lenta, le buche profonde, il sottoriva specialmente se profondo e ricco di anfratti, gli ostacoli sommersi. Negli ultimi anni è nato anche un gruppo di ragazzi di Perugia e Roma appassionati di questa tecnica, il “Gruppo Siluro Tevere”: ho avuto modo di conoscerli e devo dire che si tratta di persone animate da una grande passione che fanno della pesca al siluro una vera e propria filosofia di vita. Sono proprio questi ragazzi che hanno catturato gli esemplari di taglia maggiore negli ultimi anni. Il Siluro è più o meno diffuso su tutto il bacino del Tevere.

Notizie di catture costanti si hanno anche a valle delle zone descritte: ad Orte e Gallese per esempio sono stati catturati pesci di taglia. Ancora più a valle, nella zona di Nazzano, Poggio Mirteto e Ponzano si cominciano a catturare dei discreti esemplari. Lascio a voi riflettere sulla potenzialità del nostro fiume, una volta che la popolazione si sarà stabilizzata ed i siluri saranno presenti in gran numero anche nel territorio di Roma. E’ solo questione di tempo e molti angler avranno la possibilità di confrontarsi con uno dei più grandi e combattivi pesci d’acqua dolce, in un bellissimo ambiente come il nostro grande fiume Tevere che diventerà sicuramente uno degli spot più produttivi in Italia. Ricordiamo a tutti i lettori che a niente servono gli antiquati regolamenti provinciali che vietano la reimmissione in acqua dei siluri catturati, in pratica obbligano ad uccidere, cosa che noi non faremo mai assolutamente. Ormai il siluro è presente e lo sarà sempre nelle nostre acque, tanto vale approfittarne. Anche per questo molti club sono affiliati alla Getapesca, www.studiogeta.it, che si occupa tra le altre cose anche della difesa del siluro nelle acque nazionali.

L’oasi di Alviano                                

TROVARE Carta CORRISPONDENTEIl lago di Alviano risale al 1963, quando fu realizzato dall’Enel per regolamentare e utilizzare le acque reflue dell’invaso artificiale diMappa oasi Corbara. Con il tempo queste acque sono andate soggette ad un progressivo impaludamento, creando le condizioni favorevoli alla formazione di un ambiente dove proliferarono flora e fauna dei luoghi umidi. Da qui alla creazione di un’oasi il passo fu breve. Il primo sentiero naturale fu inaugurato nel 1983. L’area comprende oltre 900 ettari dei quali 400 occupati dalle acque. E’ possibile praticare il bird-watching e osservare in tal modo splendidi esemplari di oltre 160 specie di uccelli stanziali e migratori, tra cui gallinelle d’acqua, mignattai, folaghe, germani, pendolini, aironi bianchi e cenerini. La flora è costituita da piante igrofile, salici, ontani, canne di palude.

Pianta

Come raggiungerlo

E’ situato a 20 km da Orvieto, lungo il corso del Tevere. L’ingresso si trova a Madonna del Porto (TR), comune di Guardea. In auto: uscite dell’autostrada del Sole a Orvieto se provenienti da Firenze, ad Attigliano se da Roma. Seguire le indicazioni per Alviano e quelle specifiche “Oasi di Alviano” 

Notizie utili

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Testo e foto di Paolo Chiovelli



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