A pesca nell’erbaio -2 Parte –

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Attenzione alla treccia

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ necessario prestare molta attenzione anche al paesaggio che ci circonda. Ad esempio, nella pesca fra gli erbai la treccia può risultare molto più funzionale ed efficiente del nylon poiché facilita il taglio delle erbe durante la fase di recupero delle nostre prede. Grazie alla sua mancanza di elasticità, ci consente di sentir suonare l’avvisatore prima che il pesce abbia già fatto qualche metro, come invece succede con il filo. Tuttavia, la treccia non è sempre in grado di assicurarci la partenza se la nostra postazione si trova in prossimità di una strada dove transitano auto, camion, macchine agricole e veicoli d’altro genere. Le vibrazioni provocate da questi mezzi in movimento vengono infatti assorbite dal suolo e trasmesse al nostro pod.

Di conseguenza la treccia, che a differenza del nylon manca di elasticità, trasporta il tremito avvertito direttamente sul nostro terminale, infastidendo così le carpe che insospettite preferiscono allontanarsi e cercare altrove il loro sostentamento. Fortunatamente possiamo ovviare a questo inconveniente aggiungendo uno shock leader in nylon lungo più o meno 5 o 6 mt con un diametro di circa 0,40/0,50 mm che, grazie alla sua duttilità, riduce di molto l’effetto radio emanato dalla treccia e permette alla nostra esca di diventare una trappola perfetta.

Spesso i più esperti considerano la pesca fra gli erbai una pratica alquanto semplice ed elementare. Malgrado ciò, anche questi ultimi, dovendo fare qualche passetto indietro nel tempo, sarebbero costretti a ricordare l’ingente impegno e costante dedizione investiti in questa disciplina al fine di collezionare quel bagaglio di esperienza che oggi si portano appresso. Ad ogni modo, per tutti coloro che ancora non si ritengono degli angler “stagionati”, ho cercato di riportare in questo articolo alcuni suggerimenti pratici da poter utilizzare nel vasto microcosmo del carpfishing. Ciononostante, come io stesso ho avuto occasione di costatare, la pesca alla carpa è spesso vissuta in maniera soggettiva ed ogni angler possiede il diritto di affrontarla come meglio crede.

 

Terminali e ami robusti

Il terminale è probabilmente uno dei componenti della montatura maggiormente trascurato dai giovani angler che, ansiosi di amoentrare in pesca, non tengono sufficientemente conto degli ultimi 15 cm della nostra trappola. Per garantire l’affidabilità e la corretta funzionalità del terminale anche nelle situazioni di maggiore necessità, come ad esempio nei laghi ricchi di flora acquatica, è opportuno controllare regolarmente e minuziosamente lo stato del terminale. E’ necessario inoltre assicurarsi che l’amo non sia spuntato o che non abbia già preso più di quattro o cinque pesci poiché si potrebbe raddrizzare nel corso del successivo combattimento.

Nemmeno il trecciato o il nylon impiegato deve essere segnato, sfilacciato o presentare imperfezioni sulla sua superficie. La sicurezza del rig ricopre un’estrema importanza nella pesca alla carpa ed è essenziale che tutti i terminali impiegati siano d’ottima qualità. La pesca fra gli erbai, oltre che sulla sicurezza, ci spinge a concentrarci soprattutto sulla qualità del materiale impiegato e sulla sua capacità di sostenere i combattimenti con le carpe tra le piante acquatiche, consentendoci di mantenere una solida presa sul pesce.

M1Tale attrezzatura deve poi essere in grado di sostenere eventuali frizioni contro gli innumerevoli ostacoli sommersi. E’ in questi tipi di spot che generalmente decido di adoperare come filo una treccia ricoperta da una guaina in pvc Dyna Tex Eazy Strip 35 lb della K-karp e degli ami serie 8353 dell’1/0 sempre della K-karp che a mio parere sono articoli d’ottima qualità e fattezza.

L’utilizzo di ami di grandi misure fra le erbe più folte consente di migliorare la capacità di penetrare con maggiore pressione e profondità la bocca della carpa senza permettere a quest’ultima di sfilarsi l’amo dal labbro divincolandosi fra le piante. E’ dunque opportuno scegliere la grandezza dell’amo basandoci sulle condizioni ambientali che ci troviamo ad affrontare nel corso della pescata.

Testo e foto di Marco Campanella



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