Cadere sul morbido

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APERTURA 2 CON SPALLEPer anni i nostri nonni hanno catturato carpe utilizzando esche morbide, ma i tempi cambiano così come le nostre acque e noi dovremmo adeguarci senza però scordare che per costruire un futuro dobbiamo avere un passato.

In alcune occasioni siamo praticamente costretti a ricorrere all’utilizzo di boilies dure come sassi per contrastare, o quantomeno attenuare, l’attacco di animali “infestanti” come il pesce gatto o il gambero della Louisiana che ci rendono impossibile la pesca con boilies tradizionali. Alcune ditte del settore propongono specifiche boilies ready made o mix completi per avere inneschi coriacei, oltre a gabbiette, reticelle e termorestringenti da usare a protezione delle nostre esche.

L’essiccazione

Per ottenere boilies dure il metodo più utilizzato ed economico è sicuramente l’essiccazione che generalmente consiste nel lasciare le nostre esche ad asciugare per lunghi periodi. Però bisogna fare attenzione che l’essiccazione non sia troppo lenta per evitare l’insorgere di muffe, ma nemmeno troppo rapida, sconsigliando di lasciare le esche al sole perché le boilies asciugandosi tendono a ridurre il loro volume e perciò la parte esterna, quella particolarmente interessata, ritirandosi troppo velocemente potrebbe causare delle crepe sulla superficie.

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Dovremo sistemare le nostre esche in modo che l’aria circoli liberamente tra loro agevolando l’asciugatura: a tale scopo potremo costruire contenitori con il fondo di rete tipo zanzariera, oppure un modo più semplice ed economico è senz’altro riciclare le cassette di plastica destinate a contenere le verdure al mercato che, una volta vuote, generalmente vengono buttate; sono già pronte all’uso, leggere ed impilabili una sull’altra per grossi quantitativi di esche nel minimo spazio. Possiamo avvalerci inoltre di un semplice ventilatore per migliorare la circolazione dell’aria, riducendo così i tempi per un ottima essiccazione. Come al solito la tecnologia anche in questo caso ci tende una mano, mettendoci a disposizione svariati modelli di deumidificatori d’ambiente che, asciugando l’aria della stanza dove teniamo le boilies, agevola l’evaporazione delle particelle liquide presenti nelle esche.

Congelamento

Un’alternativa per ridurre i tempi di asciugatura è senz’altro il congelamento: chiunque abbia messo un sacchetto di boilies nel congelatore avrà sicuramente notato aprendolo che dentro si sono formati dei cristalli di ghiaccio. Appena tolte le esche dal congelatore e setacciate per eliminare le parti di ghiaccio esterne, potremo mettere quelle destinate all’innesco in uno di quei contenitori per conservare i cibi sottovuoto (si trovano al supermercato nel reparto casalinghi con l’apposita pompetta), così facendo l’umidità delle esche, momentaneamente in forma solida (ghiaccio) a causa del congelamento, passerà ad uno stato gassoso (aria) senza passare per lo stato liquido, limitandone un eventuale riassorbimento da parte della boilies e termineremo l’asciugatura riponendole in un sacco di tela o una rete che lasci respirare le nostre esche.

Per le boilies che andremo ad innescare è buona norma forarle prima dell’essiccazione con l’apposita punta (drill) per agevolare il passaggio dell’hair rig, senza correre il rischio di creparle nel tentativo di bucarle quando già indurite. Se usiamo terminali con il capello standard, quello con l’asola per intenderci, dovremo rispettare due semplici accortezze: montare sul rig prima della boilies indurita un cosiddetto chicco di riso in gomma allo scopo di tenere l’esca sempre nella giusta posizione evitando che scorra verso l’amo e quando andremo ad inserire lo stopper nell’asola gli faremo il doppio giro per evitare che possa sfilarsi accidentalmente, dandoci così la conferma, qualora recuperiamo il terminale senza boilies, che quest’ultima si sia aperta.

Non tutti i mix sono adatti all’essiccazione: l’acqua, entrando dal foro del capello, tende a gonfiare la pallina dall’interno e, se le farine che la compongono non sono abbastanza legate, rischia di aprirsi in due metà; anche se ovvio è consigliabile testare le esche prima di essere in pesca per evitare spiacevoli sorprese. Alcune farine, come ad esempio la caseina e la farina di riso, possiedono proprietà indurenti, ma ne consigliamo un utilizzo parsimonioso per non stravolgere il profilo proteico del mix e della resa in acqua dell’esca modificata.

Zucchero e riso

Per piccole quantità di boilies possiamo aggiungere nel sacchetto che le contengono alcune cucchiaiate di zucchero che andrà ad assorbire l’umidità rimasta al loro interno e allo stesso tempo le addolcirà ulteriormente. Ancora meglio funziona il riso e con qualche manciata di chicchi il gioco è fatto: questo cereale ha un’ottima proprietà igroscopica, capacità di assorbire umidità, e non a caso lo troviamo nelle saliere sulle tavole di molte trattorie, proprio per mantenere asciutto il sale da condimento.

Esche morbide

Sappiamo benissimo che le carpe non hanno grossi problemi a frantumare bocconi duri, la prova è, come a molti sarà capitato, di trovare rimasugli di cozze nella sacca di mantenimento dove ha momentaneamente dimorato una cattura; ma altrettanto vero è che il loro intento era ci cibarsi del morbido mollusco celato all’interno della conchiglia. Proprio come noi umani che, dotati di buonapietrafitta 5-2010 010 dentatura per masticare cibi duri come ad esempio il torrone o il croccante di nocciole, non disdegniamo affatto un morbido crème caramel o una panna cotta. Molto spesso pensiamo che le esche morbide siano destinate ai carpodromi o solo alla cattura di carpe piccole, ma non è sempre così, molte volte proprio questi morbidi impasti ci hanno salvato in extremis da pescate disastrose e cappotti pesantissimi, per non parlare poi delle belle sorprese che a volte ci regalano sotto il profilo del peso delle catture.

Pastella e polenta 

SPALLA 2Il mercato offre una vasta scelta di pastelle o polente pronte all’uso, sia neutre che aromatizzate, ma per chi vuole cimentarsi nel fai da te può provare impastando della semplice pastura da carpa con uova fresche anziché con acqua e aromatizzandola a piacere. Nulla vieta di utilizzare il proprio mix preferito, alzi la mano chi non ha già provato, utilizzando uova e additivi come quandoSPALLA 1 facciamo le boilies ma senza cuocerlo, ovviamente utilizzeremo l’impasto ottenuto in un breve arco di tempo a causa del veloce deterioramento provocato dalle uova crude.

Se vogliamo preparare la polenta base basterà miscelare 50% di farina gialla di mais con 50% di farina bianca, grano tenero, ed andremo ad amalgamare il mix ottenuto con acqua o a piacere con aggiunta di latte. Appena ottenuta una consistenza cremosa tipo maionese, metteremo a cuocere il composto in un tegame a fuoco lento rimestandolo spesso o in alternativa bolliremo il tutto a bagnomaria per una trentina di minuti mettendo la nostra polenta in un sacchetto da cottura (si trovano al supermercato), avendo l’accortezza di evitare che vada a contatto con le pareti della pentola legandolo ad un cucchiaio di legno posto trasversalmente sopra il bollitore, la nonna insegna, sicuri così di non diluire aromi e additivi nell’acqua di cottura. Nella pasturazione sarebbe consigliabile non eccedere con pastelle contenenti uova crude per il fattore digeribilità e potremo sostituirle nella preparazione del luogo di pesca con cubetti ottenuti tagliando quelle “mattonelle” di polenta precotta che troviamo al discount e andremo a lanciarli con l’ausilio di una buona fionda.

Pasta e formaggio

8Le esche morbide sono veramente tante e tra le più utilizzate, tralasciando volutamente il pane, oltre a pastelle e polente, ci sono senza dubbio i formaggini e le sottilette che andremo ad amalgamare sulle specifiche molle legate all’hair o montate sull’amo. Molto usati sono anche gli gnocchi di patate precotti che troviamo pronti all’uso e confezionati in buste di plastica al supermercato. Altra variazione sul tema è l’utilizzo della pasta di grano duro, per intenderci proprio quella che ci troviamo spesso nel piatto, ovviamente non la condiremo con ragù o sugo al pomodoro. I formati di pasta che si prestano meglio al nostro scopo sono: maccheroni, penne e mezze penne, conchiglie e ditali, ma nulla toglie ad ognuno di noi di scegliere quella che preferisce anche se sconsigliamo l’uso degli spaghetti per evidenti difficoltà di innesco, ma ci vedrei bene dei bucatini come antitangle. La cottura della pasta la effettueremo in acqua non salata, o eventualmente addolcita con un cucchiaio di zucchero, e scoleremo la nostra esca un po’“al dente” per migliorarne la tenuta in pesca che, nonostante tutto, difficilmente resiste ai lanci lunghi e forzati. Potremo innescare la pasta direttamente sull’amo o, se usiamo il capello, ci infileremo prima un pezzetto di tubo siliconico che eviterà al filo di tagliare facilmente la pasta e sul fondo il solito piattello di plastica prima dello stopper.

Inneschi

Uno dei difetti principali delle pastelle o polente sta proprio nella scarsa selezione della taglia dei pesci catturati: inoltre non resistono a lunghe permanenze in acqua e lanci potenti, quindi dovremo controllare e rilanciare spesso i nostri inneschi. Nei lanci lunghi si possono avere dei problemi di tenuta delle pastelle sull’amo o sul capello nonostante si usino le apposite molle a spirale: una soluzione potrebbe essere l’utilizzo di una particolare gabbietta, Jail bait della Solar, leggermente modificata. Queste gabbiette1 sono commercializzate allo scopo di proteggere le boilies che vengono introdotte al loro interno dagli attacchi di gamberi o pesci gatto: basterà aumentare le aperture nella parte superiore per fare entrare più facilmente la nostra pastella al suo interno e appallottolarla anche all’esterno. La forma sferica della gabbietta ci aiuterà molto ad ottenere un’omogenea pallina di pasta e l’innesco durerà più a lungo che con le semplici molle.

Inoltre, nella parte inferiore c’è un piccolo perno che serve per agganciare l’asola del capello utilizzando così la pastella come fosse una boilies. Anche in questo caso è d’obbligo fare il doppio giro dell’asola sul pernetto. In alternativa, per aumentare la durata in acqua del nostro innesco, potremo preparare un boccone di polenta avvolta in 12una calza da donna, collant, e avremo l’accortezza di mettere un piattello di plastica prima dello stopper che ci aiuterà nel lancio evitando al fermo di penetrare nell’impasto e limitando la deformazione della morbida esca. Sempre con l’utilizzo della calza o di una reticella e delle stesse accortezze, potremo innescare del piccolo pellet che, una volta lanciato, andrà ad ammorbidirsi assorbendo acqua fino a diventare una pastella. In ogni caso, per evitare che le maglie della calza possano impigliarsi sulla punta o sull’ardiglione durante il lancio, proteggeremo l’amo con un cilindretto di foam idrosolubile.

IMG_0171Sarebbe consigliabile utilizzare gli inneschi morbidi sempre sul capello e di utilizzarli direttamente sull’amo solo nel caso si abbiano partenze a vuoto dovute principalmente perché a volte le carpe non aspirano l’esca ma la mordono come fanno gli amur. Traendo le nostre conclusioni, non sappiamo se sono meglio le esche dure o le esche morbide; di sicuro se le conosciamo entrambe avremo una marcia in più nell’affrontare situazioni di pesca particolarmente difficili.

Testo e foto di Marco e Vanni Pirani



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