Mulinelli: la giusta scelta


Condividi


Il primo approccio ad una nuova esperienza è sempre difficile per tutti e chi come me ha la passione per il carpfishing ricorderà quanto all’inizio sia stata difficoltosa la scelta dell’attrezzatura.

                                                                                 

tramontoRicordo ancora le innumerevoli domande poste ai pescatori che praticavano già da tempo questo sport, nonché tutte le riviste del settore sfogliate veracemente alla ricerca delle più svariate e attrattive nozioni riguardanti la scelta dell’equipaggiamento da acquistare, a volte condizionata anche dalla moda o tendenza del momento. Tuttavia, a mio avviso tale approccio è uno degli errori più comuni che in molti commettono: lasciarsi condizionare dalla moda comune, farsi trarre in inganno perché pescatori famosi come “Tizio” usano quel tipo di canna, o perché “Caio” usa un determinato modello di rod pod non dovrebbe accadere, e tanto meno le scelte altrui dovrebbero in alcun modo condizionare la nostra, visto che molto probabilmente “Tizio e Caio” sono sponsorizzati dai produttori stessi degli articoli da loro utilizzati.

E’ evidente che la ricerca e la scelta del materiale da utilizzare in pesca è altamente soggettiva poiché quello che va bene per uno non vuol dire vada bene anche per un altro, soprattutto per quel che riguarda l’attrezzo che secondo me è il simbolo di questa tecnica e cioè il mulinello. Se la canna ha l’ardito compito di resistere alle torsioni che le addossiamo nel lancio o alle trazioni dovute ad una cattura, il mulinello deve invece far sentire le sue qualità nel recupero che deve essere potente ma non aggressivo, nella frizione progressiva, molto importante durante il combattimento con la carpa, ed infine nel rilascio del filo durante il lancio che deve risultare libero e fluido.

E’ proprio quest’ultimo uno dei principali passaggi che il mulinello dovrebbe soddisfare e rendere più proficuo. Questo rappresenta un momento critico ma fondamentale, poiché se il mulinello non rilascia il filo in maniera fluida e scorrevole il nostro lancio perderà inevitabilmente diversi preziosi metri nella fase di gittata, allontanandoci così dalla zona di pesca prefissata. Il long range purtroppo non è praticabile con qualsiasi tipo di mulinello, infatti quest’ultimo deve intrattenere delle particolari doti che non si possono assolutamente trascurare, quali la robustezza delle sue componenti, il rapporto di recupero, la capienza e la dimensione della bobina.

A colpo d’occhio

2Quando entriamo in un negozio di pesca per acquistare l’attrezzatura e ci avviciniamo alla vetrina dei mulinelli, la prima cosa che salta all’occhio, lasciando perdere la bellezza o la modernità di questi ultimi, è la grandezza della loro bobina. Il tipo di mulinello solitamente adoperato nel surfcasting e nelle gare di lancio è alquanto capiente e di ampie dimensioni poiché tali pratiche richiedono generose quantità di filo.

Gran parte dei mulinelli utilizzati nel carpfishing sono gli stessi adoperati nel surfcasting e possono arrivare a contenere, diametri del nylon permettendo, dai 400 ai quasi 600 mt di filo; è proprio in base alle esigenze del pescatore, al tipo di pesca da effettuare, a lancio o con l’uso della barca, e alle difficoltà che il luogo di pesca ci potrebbe riservare che andremo a caricare il mulinello della misura che più soddisfa suddette condizioni.

I diametri maggiormente impiegati nel lancio sono compresi tra lo 0,25 e lo 0,33 mm poiché questa estensione permette di creare meno resistenza e maggiore fluidità durante l’uscita del filo dalla bobina, ma ciò non ci assicura al 100% il recupero della preda a causa del ridotto carico di rottura che maggiormente si addice alla pesca su fondali sgombri da ostacoli, ma che non ci aiuta se il fondo presenta inconvenienti quali potrebbero essere le legnaie o le rocce e quant’altro possa essersi depositato su di esso.

Tuttavia la misurazione aumenta se per esempio peschiamo utilizzando la barca, perché non si ha necessariamente bisogno di una facile uscita della lenza dal mulinello bensì di una maggiore portata per ferrate più potenti in quanto la distanza dello spot solitamente è maggiore: è per questo che molti pescatori adoperano la treccia al posto del nylon che non facilita la pesca a lancio a causa della poca fluidità di uscita dalla bobina, ma che invece rappresenta un’ottima alleata per ferrate a lunga distanza poiché priva dell’elasticità caratteristica propria del nylon.

Ne conviene la capienza dell’attrezzo e la possibilità di poterlo forzare durante la fase del lancio che sono fondamentali non solo per non ritrovarci senza filo in bobina, ma anche, qualora scegliessimo di calare le nostre lenze con l’apporto della barca, per averne una riserva sufficiente a consentirci di domare pesci anche a 250-350 mt di distanza. In aggiunta possiamo fare anche un altro paio di considerazioni. La velocità di ripresa, che spesso non è riportata sui mulinelli dove invece è generalmente collocato il rapporto di recupero.

 

6Il rapporto di recupero è generalmente espresso in questo modo 5:1, 4.2:1, 3.8:1 ecc… a significare che, in un ipotetico rapporto di 5:1, per ogni singolo giro della manovella corrispondono 5 giri del filo sulla bobina. Per quantificare la velocità di recupero bisogna fare un piccolo calcolo: dopo aver misurato il diametro medio della bobina, tenendo conto che la velocità di recupero cambia in base alla quantità di filo presente, effettueremo per comodità una valutazione sul diametro medio che comunque rappresenta un’approssimazione accettabile), moltiplichiamo il diametro per 3,1415 e successivamente moltiplichiamo quanto risultato per il numero di giri del filo sulla bobina per rotazione di manovella.

Ad esempio su un rapporto di 4.6:1 con un diametro di 60 mm otteniamo che 60 x 3,1415 x 4.6 = 867,054 mm/giro, ossia poco più di 86 cm per giro. Inoltre è importante evidenziare come molti produttori, pur sbandierando rapporti di recupero impressionanti al fine di pubblicizzare i propri articoli, supportati dalla complicità più che interessata di molti “esperti”, dimentichino, come citato sopra, che il rapporto di recupero non rappresenta assolutamente la velocità di ripresa. Personalmente, pur riconoscendo quanto sia importante la velocità di recupero, non la considero un fattore determinante fra quelli che normalmente contribuiscono a formare un mulinello fluido, robusto, reattivo e di qualità.

A mio giudizio un buon rapporto di recupero dovrebbe aggirarsi fra i 4:1 e 5:1, quest’ultimo mi sembra un ottimo compromesso fra una buona potenza ed una sufficiente velocità di recupero che non solo ci permettono un  agevole combattimento con un eventuale pesce di grossa taglia, ma che anche favoriscono un minor aggrovigliamento dei terminali durante la fase della ripresa a vuoto.

 

11Se peschiamo con diametri ridotti è necessario tener conto della facilità di rottura della lenza nell’istante di massimo carico, durante il momento del lancio, ed è cosa utile prevedere un eventuale shock leader a capo della bobina del mulinello di una lunghezza quasi due volte più estesa di quella della canna; dovendo far fronte a tali evenienze, c’é chi, come il sottoscritto, adopera spezzoni molto più lunghi, tuttavia anche 7-8 mt potrebbero risultare più che sufficienti. Lo shock leader è una parte di nylon o treccia che, pur mantenendo un diametro più generoso rispetto a quello del filo madre, non comporta nessuna riduzione di fluidità nella fuoriuscita dalla bobina.

I vantaggi che questa porzione di filo ci offre sono essenzialmente due. Essa infatti ci permette, durante i preziosi secondi del lancio, di forzare molto di più la canna senza doverci preoccupare del pericolo di rotture del filo. Inoltre ci consente di minimizzare la possibilità di danneggiare persone o cose nelle vicinanze poiché, abbassando notevolmente il rischio di rottura, non dovremmo preoccuparci di zavorre vaganti prive di freno scagliate a velocità stratosferiche.

Secondariamente, utilizzando un leader più robusto in grado di sopportare un maggior carico di rottura, potremo anche prenderci il lusso, sempre con la dovuta attenzione, di intraprendere ardui ed insidiosi combattimenti con pesci che ci trascinano tra ostacoli di vario genere e risultare egualmente vittoriosi senza dover togliere fluidità alla gittata del lancio. Non dimentichiamo, inoltre, che questo tipo di leader può venir adoperato anche quando si pesca con la barca; in un ipotetico scenario di pesca ambientato tra fitti erbai o legnaie, ecco che al nostro nylon aggiungeremo uno shock leader con almeno 20 mt di treccia che ci consenta di tagliare le varie erbe ed inoltrarci efficacemente nella fitta flora acquatica.

Al contrario, una porzione di nylon lunga circa una ventina di metri dello 0,40 o 0,50 mm può risultare maggiormente utile ed efficace se peschiamo in fondali ricoperti da cozze o rocce, poiché essendo il nylon molto più elastico della treccia, trovandosi a sfregare contro eventuali ostacoli dissestati sarà in grado di opporre maggior resistenza diminuendo drasticamente il rischio di abrasione laddove il rigido dyneema, al primo passaggio su rocce o cozze, si trancerebbe di netto.

 

10Altra componente egualmente importante all’interno della struttura del mulinello è la frizione, un meccanismo a compressione composto da dischi alternati e da una farfalla filettata che, regolando l’apertura di questi ultimi, ci concede di calibrare l’apertura della frizione stessa consentendoci così di contrastare validamente le potenti sfuriate delle carpe, soprattutto nel combattimento ravvicinato. La farfalla della frizione, infatti, serve a fissare la bobina al corpo del mulinello, permettendo tuttavia quel minimo movimento necessario a farla slittare nel momento in cui la nostra lenza è sottoposta alla trazione dettata dalle potenti fughe della carpa. Tale slittamento ci permette di evitare inutili rotture del filo che comporterebbero un’inevitabile nonché spiacevole perdita della preda. Sfortunatamente ciò accade quando la forza di trazione supera il carico di rottura della lenza.

Al fine d’impedire un tale contrattempo, la frizione deve essere liberata operando direttamente sull’apposita rotella che, agendo sui dischi, modifica la pressione esercitata sulla bobina consentendole un movimento maggiore o minore a seconda dell’esigenza oppure chiudendola del tutto. È fondamentale oltre a ciò tener conto del numero di scatti che compie il disco che regola la frizione e che viene normalmente posizionato sopra la bobina per consentirle un giro completo; quanto maggiore sarà il quantitativo di scatti, tanto migliore risulterà la regolazione della frizione che si dimostrerà più precisa.

Al fine di consentire tutto ciò è importante pulire spesso tutto il meccanismo; un’attenta detersione dell’attrezzo serve inoltre a garantirgli un’ottima efficienza anche durante le difficoltose sessioni di pesca che spesso ci troviamo ad affrontare in presenza di pioggia, fango, sabbia e affini, tutte circostanze in cui lo sporco potrebbe insinuarsi all’interno del mulinello compromettendo così la sua funzionalità. Una situazione analoga si potrebbe verificare per i cuscinetti, un’altra componente in movimento e bisognosa di cure che, se non periodicamente pulita a sufficienza, potrebbe ostacolare il corretto funzionamento della bobina rendendola alquanto instabile e precaria fino a rischiare addirittura il blocco totale del mulinello.

Le più attuali frizioni sono quasi tutte posizionate frontalmente, solo in alcuni casi, a seconda della marca e del modello, la frizione è posizionata sul retro. Nella versione anteriore i dischi sono posti all’interno della bobina. Questi ultimi sono generalmente più grandi e si scaldano molto meno una volta posti sotto sforzo consentendo così una minor usura dell’attrezzo. In quella posteriore invece i dischi sono più piccoli e posti all’interno di appositi alloggi posti dentro la carena, in questo caso la rotella di regolazione è situata sul fondo del corpo, in genere proprio dietro la leva dell’antiritorno, di conseguenza i dischi subiranno un maggior surriscaldamento causando così un’usura più importante ed in minor tempo.

 

8Sebbene il sistema baitrunner non sia indispensabile, c’è chi lo predilige e chi invece preferisce utilizzare la frizione tradizionale. Il baitrunner è un meccanismo di frizione indipendente che serve quasi esclusivamente nel momento della mangiata e che viene innescato da una leva posizionata nella parte posteriore della macchina permettendo così alla carpa, caduta nella trappola, di partire in tutta velocità e portare con sé filo. La ruota di regolazione posta al di sotto della leva che innesca il meccanismo viene solitamente impostata solo una volta durante la sessione e ci permette di registrare e regolare l’uscita del filo a nostro piacimento mantenendola costante ogni qual volta che dopo una cattura andremo a posizionare la canna sul pod.

E’ necessario un semplice giro di manovella per disinnescare l’intero sistema al momento della ferrata. Lasciando libero spazio alla frizione primaria che è opportuno tarare prima di inserire il baitrunner: eviteremo degli spiacevoli inconvenienti durante la ferrata o nella fase del combattimento, e allo stesso tempo non andremo a lacerare la bocca al pesce, rottura spesso e volentieri causata dalla forte trazione. Alcuni fra i modelli più attuali fanno sfoggio di una quantità abnorme di cuscinetti a sfera che, all’atto pratico, non riscontrano una reale e funzionale validità.

Personalmente ritengo che dai cinque ai sette cuscinetti a sfera siano più che sufficienti per soddisfare il nostro obiettivo. Di fondamentale importanza è il cuscinetto del “rullino guida filo” che a sua volta deve essere oggetto di continua manutenzione. Il meccanismo di chiusura dell’archetto deve essere affidabile onde evitare insidiose e spiacevoli occlusioni accidentali in fase di lancio: ecco perché, a mio avviso, sono maggiormente efficaci quei modelli che permettono solo la chiusura manuale dell’archetto. A tale proposito sento di potermi sbilanciare indicando quelle che per me, e credo per una nutrita schiera di pescatori, sono le marche da preferire in quanto sinonimo di garanzia, qualità e di durata nel tempo.

Shimano e Daiwa sono inoltre altre due valide alternative che hanno fatto la storia del carpfishing in Italia. Immagino che tanti altri pescatori possano consigliare altrettante marche, tuttavia, statistiche alla mano, sono modelli che possono soddisfare nell’immediato, ma che di lì a poco o nelle situazioni più gravose iniziano a palesare dei limiti strutturali. Pertanto, visto e considerato che si tratta pur sempre di una spesa di una certa entità, mi permetto di concludere ammettendo che preferisco spendere quei 20 o 30 euro in più e riposare tranquillo la notte soddisfatto e ripagato da una scelta sicura ed affidabile della mia attrezzatura.

Testo e foto di Marco Campanella



Condividi

Lascia un commento