La storia della boile


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rollaturaAl giorno d’oggi il carpfishing grazie all’evoluzione nel tempo, e alle moderne tecnologie,ci mette a disposizione una miriade di possibilità per poter catturare sempre nel miglior modo le nostre amiche carpe. Grazie a ”strumenti del mestiere”(canne, mulinelli, rod pod ecc..)sempre più sofisticati siamo in grado di ottenere prestazioni molto elevate che ci aiutano a portare a guadino nel miglior modo possibile le nostre baffute amiche. Questa volta però voglio fare un salto nel passato, e parlarvi di una componente che nel carpfishing non ha mai cambiato la sua forma pur subendo anch’essa un’evoluzione nel tempo. Sto parlando della regina delle esche da carpfishing: la BOILIE.

Credo sia giusto, sia per i principianti che per i veterani conoscere le origini di questa meravigliosa esca che ha cambiato il modo di pescare e di pensare di molti carp anglers dando origine al carpfishing nella sua forma più pura. Cominciò tutto con Mr. Fred Wilton che nel lontano 1972 sul ”British Carp study group magazine”(una delle riviste più quotate dell’epoca in Inghilterra) scrisse le seguenti parole:” Per creare un’esca affondante mescola gli ingredienti secchi che hai scelto. Sbatti 6 uova normali aggiungile al miscuglio e mescola accuratamente.

Se è troppo appiccicoso lascialo riposare qualche minuto poi rolla le palline e mettile in acqua bollente per un minuto e mezzo”. Queste sono le parole che segnano le origini della boilie,parole che hanno segnato un’era nel mondo della pesca alla carpa. Più precisamente la collocazione più adatta alla nascita della boilie,avviene tra gli anni 60 e 70,epoca in cui si passò dalla pastella alle esche cotte.Infatti Jim Gibbinson nel libro ”Carp” nel 1968 parla di ”boilie paste bait” dove descrive un sistema utilizzato per evitare il disturbo dei pesci di piccola taglia sull’azione di pesca.Da qui nasce la boilie, un’esca la cui prerogativa più importante,era ed è la selezione della taglia.

Ma chi era Fred Wilton padre delle esche da carpfishing?Si dice di lui fosse un angler molto schivo e allo stesso tempo molto bravo che non amava la popolarità,ma sopprattutto forgiò il concetto di HNV(ossia high nutritional value teory)della boilie.Infatti sosteneva la possibilità di condizionare le abitudini alimentari dei pesci,proponendogli con costanza un esca che fosse nutriente,attrattiva,(e quindi facile da individuare),con presenza di attrattori e che potesse resistere all’attacco di piccoli pesci di disturbo.

All’epoca fece parecchio scalpore considerando il fatto che a quel tempo in Inghilterra l’abitudine era di pescare con qualche manciata di bigattini ed alcuni biscotti per cani,ma tutt’ora se ci pensiamo bene la teoria dell’HNV è un argometo ”caldo”ancora discusso nel panorama del carpfishing mondiale. Gli anni 70 e i primi anni 80,definiscono il periodo più frenetico e decisivo per la storia della nostra tecnica. Proprio a quei tempi personaggi come Rod Hutchinson e Duncan Kay cominciano ad utilizzare pastoncini per uccelli,farine animali e farine di pesce all’interno del mix per boilie per rendere le esche più nutritive e più catturanti e a commercializzare i primi aromi artificiali dedicati esclusivamente al carpfishing. Gli anni 80 rappresentano un altro periodo storico fondamentale per la nostra tecnica.

Le moderne esche chiamate boilie diventano disponibili sul mercato grazie all’intuizione di due brillanti pescatori: Clive Diedrich e Malcom Winkworth che fondano la RICHWORTH la prima azienda al mondo a produrre boilie a livello industriale. Nacquero così le prime ready made che si diffusero in acque Francesi, Italiane e Tedesche, contribuendo all’espandersi di una nuova ”febbre” che a partire dal 1990 influenzò pesantemente il nostro paese. Per quanto riguarda il carpfishing di ”casa nostra”,tutto ebbe inizio con Duncan Kay e una pescata al lago di Corbara ripresa e trasmessa dall’allora seguitissima trasmissione ”Fish Eye” alla quale seguirono una serie di articoli a firma dei nostri pionieri, Giorgio Balboni, Massimo Mantovani e Roberto Ripamonti sulle maggiori riviste di pesca dell’epoca.

Voglio concludere con il dire che in Italia non c’è stata come in Inghilterra una vera cultura della boilie proprio perchè abbiamo ”subìto”l’influenza di questa evoluzione e quindi ci siamo trovati ad usare delle ”ready made” pensate per le acque pressate e con caratteristiche diverse dalle nostre crescendo così con la convinzione dell’esistenza della ”boilie miracolosa e assoluta”. In realtà pescatori del calibro di Rod Hutchinson , Kevin Maddocks, e Fred Wilton ci danno la possibilità di ”resettare”questo pensiero e di capire che per ogni circostanza, ambiente e tipologia di acqua vi è una boilie di tipo diverso da utilizzare per avere più efficacia nella cattura. Si apre cosi un nuovo capitolo dell’evoluzione dell’esca sia ready made che self made che ci accompagna fino ai giorni nostri. Nella speranza di essere stato esauriente spero di avervi fornito le informazioni ”base”che ci conducono a capire le origini della nostra passione allo stato puro e primordiale. Ciao e alla prossima avventura!

Autore Elia Cariani – www.carpmagazine.it –



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