Affrontare il canneto

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Dopo aver individuato, nel precedente articolo, i punti migliori nei quali posizionare gli inneschi, passiamo ora ad analizzare le varie situazioni che possiamo trovare e il modo migliore per affrontarle.

Per quanto riguarda i materiali la scelta ricade sicuramente sul trecciato, abbastanza sottile, così da ottenere una presentazione molto naturale eterminali_x_canneto_(1) “leggera” dell’esca, senza trascurare le fasi di recupero, durante le quali avremo spesso bisogno di liberare la lenza dalla vegetazione, operazione molto complessa se utilizzassimo un monofilo in nylon, poco indicato per tagliare rapidamente gli ammassi di erba o le cannette. La scelta del trecciato è quindi una costante, ma la tipologia di terminale varia a seconda delle situazioni e delle nostre necessità.

Partendo dal presupposto che, data la sua conformazione, in un canneto è praticamente impossibile attirare e tenere in pastura le carpe, dobbiamo pescare per catturare un pesce alla volta. Per raggiungere questo scopo possiamo percorrere strade diverse tenendo conto di molte variabili. Le carpe frequentano i canneti per ragioni diverse e trovarle in questi spot, non significa che siano necessariamente in cerca di cibo. Questo è il punto di partenza da cui sviluppare qualsiasi ragionamento e decidere al meglio il tipo di esca da utilizzare. Ovviamente non possiamo capire il motivo della loro presenza solo con una rapida occhiata, ma saranno il tempo e l’esito dei primi tentativi ad indicarci la strada giusta da seguire.

Inizialmente, quindi, è sempre meglio affidarsi ad un’ esca piuttosto semplice accompagnata da una pasturazione molto leggera e localizzata, come unterminali_x_canneto_(2) sacchetto in PVA con un po’ di pellet o method, anche se ci troviamo di fronte ad un gran numero di esemplari. Questo ci permetterà di scoprire se le nostre amiche sono in zona perché sono affamate oppure se la loro presenza è legata a motivi diversi, ad esempio la temperatura dell’acqua, la ricerca di un riparo, di un luogo ideale per la riproduzione o per pura curiosità. Se la risposta sarà immediata e avremo diverse partenze, significa che sono li per mangiare. Nel caso in cui, utilizzando lo stesso approccio discreto, non dovessimo ottenere risultati in breve tempo, sarà evidente che la loro attenzione non è rivolta al cibo, ma ad altre priorità.

Il passo successivo è quello di adeguare la nostra strategia, in base alla situazione. Se l’alimentazione è la necessità che ha spinto le carpe nel nostro spot, le cose saranno di conseguenza un po’ più semplici e potremo aumentare senza timori la quantità di pastura, mantenendo la stessa semplicità per quanto riguarda gli inneschi ovvero boiles equilibrate dal punto di vista nutritivo e non eccessivamente cariche di aromi o attrattori vari, questo perché, essendo in cerca di cibo per far fronte alle loro necessità vitali, le carpe privilegeranno istintivamente la sostanza e non la forma, seguendo gli stimoli “alimentari”  presenti nell’ acqua (ad esempio gli amminoacidi) piuttosto che insolite tracce odorose derivanti da una pallina eccessivamente aromatizzata.

Talvolta, in queste situazioni, si ottengono ottimi risultati utilizzando inneschi totalmente naturali come ad esempio le tiger, i gamberi o le radici delterminali_x_canneto_(4) canneto stesso. In circostanze di questo tipo diminuiscono anche i freni inibitori del pesce che cade in una lieve frenesia alimentare e questo ci facilita il compito anche per quanto riguarda la costruzione dei nostri terminali. Basteranno dei rig piuttosto semplici come un “senza nodo” o un “Blow out” realizzati attentamente per allamare bene le carpe, che aspireranno in modo deciso e senza troppi timori l’esca. Personalmente preferisco utilizzare inneschi molto leggeri, bilanciati o “snow man” per evitare che spariscano nel fondale spesso morbido di queste zone.

Ben altri problemi li abbiamo quando ci troviamo nella situazione opposta ossia quando le carpe non sono in cerca di cibo, ma di altri fattori da cui trarre beneficio. In questo caso non è fondamentale l’aspetto nutritivo dell’esca, bensì quello puramente attrattivo. La carpa è, per sua natura, un animale estremamente curioso e difficilmente ignora stimoli nuovi o semplicemente diversi dalla normalità che conosce. Dovremo quindi utilizzare una boiles piuttosto carica, ovviamente senza esagerare, magari con un’ aroma totalmente estraneo all’ambiente circostante. Per rendere estremamente visibile il nostro innesco possiamo sfruttare anche il colore aiutandoci con esche fluo.

I terminali dovranno necessariamente essere più corti e con una grande capacità di rotazione per pungere velocemente dato che le carpe studieranno aterminali_x_canneto_(5) fondo l’esca utilizzando la bocca prima di convincersi ad aspirarla. Io solitamente mi affido ad un “D-rig” non più lungo di 15 cm e ad una pop-up colorata, sostituendo il classico piombo con un sasso a perdere di dimensioni generose, per assicurarmi un’ autoferrata immediata. Esistono in commercio molti accessori che ci permettono di rendere quasi invisibile il nostro inganno e in situazioni difficili come questa possono sicuramente dare una mano. Naturalmente un occhio di riguardo per la pasturazione, pochissima o addirittura facciamone a meno, sfruttando le doti attrattive di un buon dip.

Autore Giulio Varoli  – www.carpmagazine.it –



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