Un diavolo di nome Amur

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Le giornate si allungano, le temperature iniziano a salire giorno dopo giorno,arriva l’estate,questo è il periodo di maggiore attività di questo fantastico ciprinide dotato di una forza immensa, capace di mettere a dura prova la nostra attrezzatura e le nostre braccia.

L’amur o carpa erbivora è un pesce proveniente dall’Asia più precisemente dal fiume Amur,dal quale prende il nome. E’ un pesce che si nutre prevalentemente di vegetazione acquatica(erba,alghe,cannucce),da quì prende il nome di carpa erbivora. Negli anni settanta vennero immessi nei laghi e nei canali della nostra penisola,con lo scopo di ridurre la vegetazione acquatica in fase di crescita.

All’inizio si pensava che nelle nostre acque non riusciva a riprodursi, visto che l’ecosistema delle nostre acque e ben diverso da quello del suo paese d’origine,ma così non fu. In pochi anni visto la sua grande voracità,riesce a raggiungere pesi considerevoli,suscitando l’interesse di molti carpisti. Molti esemplari di taglia xxl li possiamo insidiare in molti canali e laghi del centro Italia, infatti nel famoso canale di Ostellato regno degli amur per eccellenza, non è raro imbatterci in esemplari da 25kg in su,così come nel lago di Bolsena o Castel Gandolfo per citarne alcuni.

Rispetto alla comune carpa è privo di barbigli, ha una testa stretta e presenta un corpo affusolato,oltre ad avere un apparato boccale molto duro e una pinna sul dorso più piccola.I periodi migliori per insidiarlo vanno dalla tarda primavera,fino al tardo autunno ma come detto all’inizio il periodo estivo è quello più redditizio in termine di catture, in quanto l’amur mangia durante tutto l’arco della giornata riuscendo ad ingerire quantità di cibo, pari a una volta e mezzo il suo peso.

Rispetto alle carpe di taglia, le quali si dissociano dal gruppo raggiunta una certa età viaggiando in solitaria, l’amur è un pesce gregario che viaggia in gruppo spazzolando in breve tempo tutto ciò che trova di commestibile sul fondale, per la serie “dove passo io non cresce più l’erba”.

Le migliori esche per insidiare l’amur sono le granaglie mais in primis, tiger nut, i piselli, il grano e le fave tutte cotte precedentemente in modo adeguato, aggiungendo in fase di bollitura aromi e aminoacidi vari,oppure come faccio io aggiungendo alcuni spicchi di aglio tritati,oppure il rosmarino.

Oltre alle granaglie è possibile insidiarlo anche con boiles pop up,oppure con uno spicchio d’aglio. In fase di pasturazione per fermare ed attirare i branchi d’amur, riverseremo in acqua una buona dose massiccia di granaglie, formando un ampio tappeto di pastura sul quale presenteremo i nostri inneschi bilanciati correttemente, e resi pop up mediante l’uso delle classiche spugnette.

Gli spot dove lo insidieremo saranno i banchi di alghe presenti sul fondo, vicino ai canneti o nei pressi delle ninfee se sono presenti. Rispetto alla carpa che si alimenta aspirando il cibo, l’amur lo morde quindi la costruzione dei terminali va fatta in modo tale che la nostra esca innescata, risulti il più vicino possibile alla curvatura dell’amo.

Visto la durezza dell’apparato boccale, l’amo che andremo ad utilizzare dovrà essere molto robusto, a filo grosso con curvatura ampia, nella misura 1 max 2 con punta ben affilata(ottimi i Gamakatsu specialist x) in modo da facilitare la penetrazione, mentre il resto del rig sarà completato con 20 cm di dacron non inferiore alle 25 lb.

Durante le fasi di combattimento, l’amur sembrerà venire a riva in modo tranquillo senza opporre alcuna resistenza,proprio in questo frangente dobbiamo farci trovare pronti inquanto alla vista del guadino, sprigionerà tutta la sua forza combattiva con delle continue sfuriate che cesseranno solo dopo un bel po’ quando è all’estremo delle sue forze, quindi occhio a tarare bene le frizioni dei mulinelli. Particolare attenzione va fatta anche quando è all’interno del guadino, perchè spesso capita che salti fuori con un balzo, o peggio ancora riesce a sfondare la rete del guadino lasciandoci a bocca aperta.

La canna dovrà avere caratteristiche idonee a contrastare le sfuriate del pesce, quindi azione parabolico-progressiva e non al disotto delle 2,75lb, mentre i mulinelli è consigliabile caricarli con un buon trecciato, che ha le capacità di tagliare l’eventuale vegetazione sommersa nel caso in cui il pesce si rifuggiasse dentro favorendo il recupero. Per quanto riguarda i piombi da utilizzare, una grammatura compresa tra i 110-140g favoriranno una penetrazione ottimale al momento dell’autoferrata, e dovranno essere montati a perdere tramite le classiche sefety clip.

Dopo la cattura la prima cosa da fare e di adagiarlo delicatamente all’interno del materassino possibilmente di tipo a piscina, bagnarlo abbondantemente e fare una foto di rito e non 100 cercando di essere più veloci possibili, per il semplice motivo che l’amur è un pesce molto delicato, più rimane fuori dall’acqua e più aria entrerà nella sua pancia, provocando in alcuni casi la morte immediata.

Quando dal materassino lo passeremo in acqua non dobbiamo concedergli subito la libertà, ma trattenendolo per la coda lo andremo ad ossigenare bene, compiendo il movimento avanti-indietro. Concludo dicendo che alcune volte le teorie messe in pratica, portano a risultati differenti, infatti in alcuni ambienti sono state modificate le abbitudini di alimentazione, tramite l’uso di pasturazioni massicce a base di boiles, in questo caso possiamo aspettarci catture su boiles affondanti e classici rig da carpa, e non sulle granaglie, in merito vi consiglio di visionare il video presente sul Carpmagazzine “voglia di amur”.

Autore Pino Capomolla – pinocapomolla@carpmagazine.it



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