Il Grande Fiume delle meraviglie


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Il fiume Po detto anche “Grande Fiume”e da sempre uno spot frequentato da molti pescatori che con le varie tecniche di pesca sfidano quest’imponente massa d’acqua corrente, nella quale si possono fare catture da sogno. Purtroppo l’inquinamento urbano ed industriale peggiorano giorno dopo giorno, la qualità delle sue acque e tutto l’ecosistema, infatti pesci come triotti, savette, lasche, pesci gatto che fino a 20 anni fa riempivano le nasse dei pescatori, oggi rappresentano un miraggio.

Questo fiume negli ultimi anni è diventato una delle mete più ambite,da molti carpisti. La mia prima apparizione lungo le sue sponde, risale a circa 8 anni fa visto che dista a pochi km da casa mia e da allora il 90% delle mie sessioni, le svolgo qui’. Il tratto di fiume da me frequentato è quella che a detta di tutti, risulta essere il più pescoso del suo intero corso e cioè il tratto compreso tra Piacenza e Cremona. Oltre al carpfishing è molto praticata la pesca al siluro e del barbo, specialmente nella zona di Isola Serafini dove sono presenti esemplari di taglia xxl,dell’una e dell’altra specie.

Nella bella stagione non è raro incontrare carpisti Tedeschi, Francesi, Austriaci che beati loro si imbattono in sessioni che durano anche settimane. Dopo questa premessa tornando a noi,iniziamo a descrivere l’attrezzatura da usare in queste acque, iniziando dal rod pod che deve essere robusto e soprattutto stabile,infatti le carpe del Po sono selvatiche e una volta allamate, partono a razzo verso il centro del fiume, quindi la sua scelta è importante.

In alternativa vanno bene anche i classici picchetti, a patto che siano anche loro robusti e piantati a terra per bene. Le canne più adatte invece, devono avere un libbraggio compreso tra le 3 e 3,5 lb,visto che peschiamo in corrente e si adoperano piombi da 150 a 300 gr. I mulinelli invece giocano un ruolo fondamentale, in quanto devono avere un buon rapporto di recupero. Un buon 10000 capace di contenere 250m di nylon dello 0,35 fa al caso nostro,visto che in fiume non si pesca a long-rage ma a distanze max di 50-60metri.

Io personalmente utilizzo il nylon per imbobbinare i miei mulinelli visto l’elasticità che offre pescando sulla corta e media distanza, mentre la treccia evito di usarla per il semplice motivo che rispetto al nylon, tende a galleggiare e assorbire acqua con la conseguenza di essere trascinata dalla corrente, in più trattiene eventuali erbacce che la corrente trascina a valle. La scelta del tipo di nylon da utilizzare come lenza madre, dipende soprattutto dallo spot dove andremo a calare i nostri terminali, se peschiamo in zone ingombre da ostacoli, sulle sassaie o su fondali rocciosi, sicuramente opteremo per un nylon antiabrasione, mentre pescando sui sabbioni o in zone con assenza di ostacoli sommersi, un nylon morbido fa al caso nostro.

In entrambi i casi collegheremo alla nostra lenza madre,un buon shock leader di nylon dello 0,60. Per avere buoni risultati in fiume è fondamentale avere un buon senso dell’acqua, e osservare attentamente le sponde. Sicuramente non dobbiamo fermarci su una postazione, solo perchè abbiamo la macchina dietro le spalle e tutti i confort, ma iniziamo a percorrere a piedi centinaia di metri che ci permettono a prima vista di ottenere segnali tipo salti, rollate e grufolate, soprattutto nel marginale.

I settori dove trovare spot interessanti sono sicuramente le zone di erosione, dove la corrente va a sbattere e quindi a scavare, facendo uscire cibo che si andrà a fermare più a valle nelle buche,o a ridosso di ostacoli sommersi. Le zone con ostacoli sommersi tipo rocce, dove le carpe amano stazionare, le sassaie dove il cibo che arriva da monte va ad infilarsi tra i sassi,creando così una zona di alimentazione, gli giri d’acqua creati da grossi ostacoli come ad esempio i piloni dei ponti,sono ottime zone di stazionamento invernali,cosi’ come le zone con basso fondale protette dalla corrente principale,che ad inizio primavera le carpe visitano in cerca di cibo. Nel corso della Primavera con le temperature che si alzano e le prime piogge, andremo incontro alla cosiddetta acqua di neve, che dalle montagne si riversa negli affluenti e quindi nel corso principale, abbassando notevolmente la temperatura dell’acqua.

In questo caso le nostre amiche si bloccheranno per un certo periodo diventando apatiche, le zone dove avremmo possibilità di cattura, sono le golene e le insenature dove l’acqua è ferma e i raggi solari riscaldandola manterra la temperatura qualche grado, rispetto al corso corrente. Ricordiamoci dopo una piena di scandagliare di nuovo lo spot dove peschiamo, poichè tanti settori che prima erano produttivi, possono diventare tutto ad un tratto improduttivi e viceversa, quindi specialmente in vista di pasturazioni preventive controlliamo prima sempre il fondale.

Capitolo pasturazione, questo è un argomento dove si trovano spesso,pareri discordanti tra i carpisti; grosse quantità, piccole quantità, pasturazioni mirate, granaglie misto a boiles ecc.ecc. In base alle mie esperienze e prove fatte, le pasturazioni mirate con poche esche, sono state quelle che mi hanno dato maggiori risultati soprattutto in prossimità di ostacoli sommersi nel marginale. Quando ho la possibilità di pasturare preventivamente inizio il giovedi con 2 kg di boiles, venerdi altri 2 kg di boiles, sabato una rinfrescata con 1/2 kg e domenica vado a pescare. Non amo abbinare alle boiles durante la fase di pasturazione le granaglie tipo il mais, in quanto il pesce bianco lo spazzolerebbe subito via, inoltre è difficile stabilire la giusta distanza a monte dallo spot di pesca dove lanciarlo.

Come integrazione alle boiles in fase di pasturazione uso il cosiddetto polentone, che taglio a fette dopo essersi raffreddato e lancio in acqua, con la certezza che rimane sullo spot dove andrò a calare gli inneschi. Per la sua preparazione prendiamo una pentola, versiamo al suo interno 2 litri di acqua e 50 ml di CLS, appena prima dell’eboliozione versiamo un po per volta la farina di mais, 100 g di farina di pesce, pellet da 8 mm e boiles spezzettate, mescolando in continuazione fino a quando il composto non diventa compatto, a questo punto lo rovesciamo su un tagliere ed aspettiamo che si raffreddi, prima di tagliarlo a fette spesse 5 cm.

Quando non ho la possibilità di farmi il polentone, adopero le classiche mattonelle di polenta precotta che vendono nei supermercati, dentro le quali vado ad inserire pellet da 4 mm e frammenti di boiles. Per le pescate veloci invece,la conoscienza dello spot risulta essere fondamentale. In questi casi in base alla stagione, utilizzo esche composte per maggioranza da farine solubili ricche di zuccheri semplici e spinte sotto il profilo attrattivo, oppure esche che in acqua si comportano come un pellet, prive dell’uovo nella parte liquida e impastate solo con acqua(vedere in merito il video sul fast and furious presente sul sito). Durante l’azione di pesca per avere una zona di attrazione nei pressi dell’innesco, utilizzo gli stick o in alternativa un sacchetto di pva riempito con una pastura bella compatta che non si sfaldi velocemente, pellet da 6 mm e boiles sbriciolate.

Un altro sistema è l’utilizzo del metod mix, bagnato con acqua e CLS e applicato su piombi tipo gripper con buco centrale. Per quanto riguarda le montature da utilizzare, visto la presenza di ostacoli sommersi la scelta del Sefety Rig con piombo a perdere è d’obbligo. Nel tratto di fiume dove pesco io, la corrente è debole ed il suo flusso è regolato dalle paratie della centrale Enel di Isola Serafini. Piombi del peso di 150-200g riescono a tenere bene la corrente, quando il flusso della corrente lo consentono. Nella scelta della tipologia e forma dei piombi, consiglio il piattello con girella, piombo dalla forma aerodinamica accattivante ideale in presenza di correnti forti.

Per la scelta dei terminali visto la presenza di ostacoli sommersi come nello spot da me frequentato, consiglio l’utilizzo del combi rig, composto da 10 cm di trecciato inguainato da 0,35 lb al quale sfileremo i primi 2 cm di guaina vicino all’amo, per permettergli di avere maggiore mobilità e 15 cm di florocarbon da 0,40lb. Per la scelta dell’amo mi affido al fox size 2 xs2, amo robusto dal filo spesso, adatto appunto per zone ingombri da ostacoli.

Gli altri 2 terminali che utilizzo pescando su fondali puliti sono il classico D-Rig formato da 20 cm di florocarbon da 0,40lb e uno stiff rig. Dopo varie miscele e combinazioni aromatiche fatte, ho potuto constatare che le carpe in Po, preferiscono esche su base birdfish mix composta da semolati vari bisko’ e robin red, aromatizzati monster crab o squid&octopus oppure birdfood mix speziati aromatizzati indian spice.

Per quanto riguarda le ready made consiglio le Meteor della CC Moore, mitica azienda inglese produttrice di ottimi prodotti, con le quali si ottengono belle soddisfazioni.

Autore Pino Capomolla



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