La scelta degli ami

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L’amo è composto da ben cinque parti distinte: l’occhiello, il gambo, la curvatura, l’ardiglione e la punta. Il processo costruttivo che porta alla creazione di un amo si sviluppa in cinque fasi: la scelta del materiale con quale fabbricarlo, la tempera, l’affilatura, la scelta del rivestimento, la verifica e controllo di qualità.

Il materiale più usato  per fabbricare un amo sono l’acciao con una percentuale di carbonio che varia da produttore a produttore, altri fabbricanti utilizzano anche delle speciali leghe tipo quella al vanadio e tungsteno. La tempera consiste nel riscaldare il grezzo fino al raggiungimento di elevate temperature per poi raffredarlo proprio come si faceva un tempo per  la costruzione delle spade impiegate in guerra.

L’affilatura ormai effettuata chimicamente da molti anni è una fase delicata tramite la quale si va a creare il tipo di sezione della punta dell’amo che a seconda della casa produttrice può essere: conica, triangolare, quadrangolare, a lama di coltello,corta, ricurva.

La scelta del rivestimento invece, che una volta consisteva in semplice lucidatura, oggi si è evoluta creando rivestimenti che rendono in primis più resistente l’amo stesso alla corrosione ma lo rende anche mimetico in acqua e quindi al pesce. Da non dimenticare il particolare rivestimento in teflon introdotto per prima in Italia da Korda sui sui ami e dopo adottato anche da Fox e Gamakatsu.

In ultimo il controllo di qualità che viene effettuato con alcuni macchinare specifici medianti i quali si va a determinare il potenziale dell’amo.

Adesso vediamo gli aspetti che occorre conoscere a noi carpisti, in primis cerchiamo di capire come si può determinare il potere autoferrante di un amo da carpfishing. Occore parlare di baricentro e di come in base alla sua distanza dall’occhiello dell’amo si ottiene una autoferrata più o meno efficiente. Infatti gli ami a gambo lungo, avendo un baricentro più spostato verso l’occhiello, permetterà all’amo di ribaltarsi con più velocità verso il basso e quindi avrà di conseguenza un maggiore potere autoferrante rispetto ad un amo a gambo corto.. Il punto a sfavore sarà che essendo il gambo lungo si avrà di conseguenza una leva lunga che in combattimenti abbastanza lunghi può portare ad una lacerazione nella bocca della carpa con conseguente slamata.

Con un amo a gambo corto invece avremo l’effetto inverso, meno potere autoferrante ma una volta penetrato sarà molto più difficile per la carpa potersene liberare. Detto questo possiamo subito intuire che dovremo trovare un compromesso e che quindi occorrerà scegliere un amo a gambo medio nel quale sono presenti le caratteristiche vincenti dei primi due.

Adesso che abbiamo scelto il nostro amo a gambo medio, vediamo di sceglliere la sezione di punta che  deve avere, se dobbiamo sceglierlo con ardglione o senza, il tipo di curvatura e di occjhiello. Personalmente consiglio una sezione di punta a freccia appiattita che incorporano i lati migliori di quelle coniche e di quelle da taglio. Riguardo l’ardiglione, consiglio la sua presenza scegliendone magari uno non troppo visibile in modo che possa si permettere all’amo una maggiore tenuta lella bocca della carpa ma allo stesso tempo sia più veloce nel penetrare la stessa in fase di abboccata.

Riguardo la curvatura c’è ne sono diverse, quelle più accentuate naturalmente esercitano una presa maggiore sulla preda essendo la parte più a contatto con l’apparato boccale della carpa. In ultima analisi  troviamo l’occhiello, che avremo cura di sceglierlo  verificando visivamento che sia ben chiuso e non si veda nessun micro spazio tra esso e il gambo. Anche qui ne esistono di diversi tipi: dritti, piegati verso l’interno, piegati verso l’esterno efficacissimi con terminali come il Chod Rig.

 

 



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